Un caffè con ... Vittorio Prato

di Gian Paolo Dal Dosso 

Abbiamo incontrato il giovane baritono Vittorio Prato. Dopo i diplomi in pianoforte e clavicembalo ha intrapreso lo studio del canto con Ivo Vinco, Luciano Pavarotti, Dmitri Vdovin e Sherman Lowe. Vanta un vasto repertorio che spazia dal barocco fino al '900 che lo ha portato a cantare nei più prestigiosi teatri europei e del mondo, accompagnato da celebri direttori; significative le collaborazioni, per la musica antica, con musicisti quali William Christie, Christophe Rousset, Christopher Hogwood, Ottavio Dantone e Alan Curtis. La sua produzione discografica include numerosi titoli di rara esecuzione. Ha appena concluso le recite de "Il segreto di Susanna" al Teatro Filarmonico di Verona.


Vittorio, puoi vantare un orizzonte musicale particolarmente vasto. Hai affrontato ruoli di tutti i tipi adeguando il tuo strumento vocale alle varie espressioni stilistiche attraverso i secoli. Ti consideri un predestinato?

Se dovessi considerare il fatto che fin da piccolo ballavo, cantavo e avevo un'attrazione per il palcoscenico, direi di sì. Però sono ben consapevole che non basterebbe tutto ciò. La vera dimostrazione di amore per una passione, sta nel coltivarla come una piantina, nello studio e nell'impegno che sei disposto a metterci. E proprio attraverso un grande impegno mi sono accostato ai più svariati ruoli del repertorio baritonale, da Orfeo di Monteverdi al Lescaut della Manon di Puccini, da Imeneo di Handel al Gil del Segreto di Susanna.

Hai un ricordo particolare? Quando è entrata la musica nella tua vita?

La musica è stata come l'aria, sempre presente nella mia vita; non ho un vero evento particolare nella memoria. Canticchiavo le canzoncine già quando avevo cinque anni, a sei suonicchiavo una tastiera di una sola ottava, a otto riproducevo a orecchio sul pianoforte le musiche dei cartoni animati, ascoltavo i vinili di musica classica a nove anni, età in cui ho iniziato a studiare il pianoforte e a coltivare la musica con più consapevolezza.

Ti abbiamo recentemente visto marito geloso ne "Il segreto di Susanna". Cosa ti è piaciuto particolarmente di questa produzione? A parte la formidabile prestazione vocale, quanto tempo hai dedicato alla costruzione del personaggio?

"Il segreto di Susanna" è un'opera che mi sta particolarmente a cuore! L'ho portata in giro per l'Europa in un tour con Anna Caterina Antonacci, tra Parigi, Lussemburgo, Torino e Liegi. In questa produzione di Verona con la regia di Federica Zagatti Wolf-Ferrari, ho avuto una compagna altrettanto splendida, Lavinia Bini. La costruzione dei personaggi è venuta piuttosto naturale, questo è il segreto di quando si lavora in armonia. Con le indicazioni attente e ben ricercate della regista siamo riusciti a creare la giusta tensione nei momenti delle "guerre" domestiche per poi sorridere con leggerezza nel vorticoso finale che porta verso una folle euforia dei due nobili personaggi. Credo che siano stati valorizzati al massimo tutti i tratti tipici della commedia, supportati dalla bella energia della direttrice d'orchestra Gianna Fratta.

Al di fuori delle recite e dei concerti c'è un momento particolare della giornata in cui ti piace cantare?

Confesso: canticchio sotto la doccia i tormentoni di Sanremo! Sono un amante della canzone in generale, senza passioni particolari ascolto un po' tutto, italiana e straniera, la canzone degli anni '50-'60, Aznavour, Sinatra, la disco '70-'80, Dalla, Dalida, Coldplay, Negramaro (sono salentini come me!) e in auto anche il Jazz che mi rilassa!

Stai preparando un nuovo ruolo? I tuoi prossimi impegni?

Per il Teatro de la Monnaie di Bruxelles preparo il Conte di Nevers ne "Les Huguenots" di Meyerbeer, grande opera per la bellezza delle sue pagine e "Grand Opéra", in senso letterale. Più in là mi aspetta un'incisione di "Don Giovanni", poi a Siviglia per "Le Nozze di Figaro" e, oltre a nuovi debutti in cantiere, anche uno dei ruoli che ho interpretato maggiormente: Figaro nel "Barbiere di Siviglia", questa volta all' Opera di Liegi.

Se non avessi fatto il cantante cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Il doppiatore cinematografico e dei cartoni animati! Credo che l'avrei fatto molto bene, anche per la capacità di cambiare la voce e cercare sfumature diverse.

Come artista lirico tu studi, vivi ed incarni i personaggi; Verdi aveva una straordinaria capacità di scolpirli e dare loro vita. Anche il pubblico melomane vive delle emozioni date dagli artisti. Ricordi un complimento che ti ha particolarmente gratificato?

A proposito di complimenti, nel cuore mi porto le belle parole che mi rivolse Samuel Ramey con cui avevo condiviso lo stesso palco nella produzione di "Billy Budd" agli inizi della carriera: mi disse che avevo una voce di rara bellezza, mi sembrava di aver vinto al lotto. Vivere un personaggio significa per me fare un viaggio nei panni di un altro, scavando nelle emozioni di Vittorio. Più vado avanti nella carriera e più mi accorgo che il pubblico "sente" anche oltre ciò che si vede sul palco. Si tratta di quelle emozioni che percorro quando la voce diventa musica e anche quando ascolto gli altri in silenzio, nei momenti in cui non canto le mie battute. Il pubblico nota inconsapevolmente quando il gesto non è pensato ma veramente vissuto. Il complimento più gradito è quando mi viene detto che sono un interprete e non solo un cantante.

Una domanda provocatoria: cosa pensi dei critici musicali?

Per prima cosa il critico fa divulgazione, quindi ha un grande compito. Poi, sapere se ha le competenze per farlo, questo è un altro discorso! Può dire cose giuste e sbagliate, dare opinioni interessanti e costruttive come talvolta dire anche bugie o edulcorare la verità. Insomma, va bene dare il giusto peso a una critica, ma essere degni critici di se stessi, consapevoli di come si è, di cosa si fa e di come si canta, è la cosa più importante per non perdere mai il binario della propria carriera e della propria vita.

Prima di entrare in scena i cantanti, notoriamente, compiono riti scaramantici: dai colpetti di tosse al "MIAEU" passando per gli intramontabili "Dammi la mela, Pippo ..." oppure "Ampelio!" per cercare i suoni in maschera. Qual è il tuo?

Nulla di nulla! Non ho gesti scaramantici e nemmeno religiosi, due vocalizzi ben fatti e sono pronto.

Altra domanda provocatoria: cosa pensi dei maestri di canto?

Croce e delizia. Per fortuna ho trovato solo delizie di maestri. Ivo Vinco mi ha dato le basi, Luciano Pavarotti mi ha consolidato e fortificato, Dmitry Vdovin mi ha aggiunto dei tasselli alla mia tecnica e poi il grande lavoro di rifinitura continua ancora oggi con Sherman Lowe che seguo ormai da diversi anni.

In quale teatro, o sala da concerto, hai trovato le migliori condizioni acustiche?

Cantare nei teatri italiani antichi è una grande gioia, per gli occhi e per le orecchie. Se dovessi pensare alla sensazione più comoda e sorprendente rispetto alla grandezza del posto, mi vengono in mente il teatro NCPA di Pechino dove ho cantato Don Giovanni, ma soprattutto la sala Metropolitan di Tokyo, quando mi sono esibito nell'Orfeo, di fronte all'imperatrice del Giappone. Mi sembrava che la voce viaggiasse in prima classe sul treno più veloce del mondo...che poi è giapponese anche quello, lo Shinkansen!

Il pubblico più caloroso che hai incontrato?

Il pubblico del Teatro Massimo di Palermo è molto caloroso, dentro e... anche fuori dal teatro, quando cammini per strada!

Ultima domanda provocatoria: cosa rispondi a chi ti chiede qual è il tuo mestiere "vero"?

Rispondo che cantare, nonostante tutte le difficoltà di una carriera, è la professione più bella al mondo e vale la pena andare almeno una volta a teatro, per capire che senza l'opera la vita è in bianco e nero.