Conversando con ... Stefania Bonfadelli

di Gian Paolo Dal Dosso 

Per la rubrica "Conversando con ..." abbiamo incontrato il soprano Stefania Bonfadelli. Una carriera sfolgorante, partita dal Concorso Mattia Battistini di Rieti, l'ha portata a Parigi e Vienna e su altri prestigiosi palcoscenici. Memorabili le produzioni de "I puritani" (Wiener Staatsoper, 1997), "La traviata" (Busseto, 2002, con la regìa di Zeffirelli e la direzione di Domingo) e "Lucia di Lammermoor" (Genova, 2003). Fondatrice dell'Accademia Musicale Jacopo Foroni a Valeggio sul Mincio (dove è nata), all'attività artistica e didattica affianca ora anche quella della regìa lirica (Don Pasquale, Il viaggio a Reims, Un giorno di regno, Matilde di Shaabran). 

Stefania, una carriera segnata da grandi successi su palcoscenici importanti, affrontando ruoli di tutto rispetto. Ti consideri una predestinata?

Mi considero fortunata di aver avuto questo talento, di averlo saputo individuare e coltivare. Non sempre queste tre componenti viaggiano insieme. La predestinazione va colta e seguita altrimenti diventa solo una destinazione mancata e per questo serve lucidità e determinazione.

Hai un ricordo particolare? Quando è entrata la musica nella tua vita?

Mi ricordo la prima volta che ho sentito un brano di opera, era il quartetto del Rigoletto. Un disco di un mio zio melomane. Rimasi folgorata.

Stiamo vivendo un momento molto difficile, soprattutto per i teatri. Sei nata a Valeggio sul Mincio, come cantante e come veronese cosa hai provato nel vedere l'Arena con un pubblico praticamente decimato a causa delle stringenti misure di sicurezza?

Vedere tutti i teatri vuoti non solo l'Arena mi fa male, ma per ora non abbiamo scelta. Nei momenti difficili i sacrifici si fanno tutti insieme, uniti. Noi artisti siamo abituati ai sacrifici probabilmente è il nostro karma. Quando tutto questo sarà finito ci saranno energie e idee nuove. E' solo una questione di tempo. Il teatro, la musica, l'arte e la bellezza non finiranno mai, ne sono certa.

Se non avessi fatto la cantante cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Non ho mai valutato un'altra possibilità di lavoro che non fosse nella musica, ho sempre pensato che dopo la cantante avrei fatto la regista e così ho fatto. Dopo molti anni di palcoscenico volevo stare dietro le quinte e lavorare dal punto di vista creativo e non prettamente performativo. Non che il lavoro del cantante non sia anche creativo, anzi, ma volevo sperimentare la mia preparazione e la mia esperienza nel concepire uno spettacolo nella sua interezza e devo dire che è a dir poco esaltante.

Come artista lirica hai studiato, vissuto ed incarnato i personaggi; Verdi aveva una straordinaria capacità di scolpirli e dare loro vita. Anche il pubblico melomane vive delle emozioni date dagli artisti. Ricordi un complimento che ti ha particolarmente gratificato?

Il complimento più bello che serbo nel cuore me lo ha fatto Franco Zeffirelli, persona e regista che ho amato molto e che ho avuto la fortuna di frequentare anche fuori dal palcoscenico. Durante le prove di Traviata a Busseto mi disse che ogni mio gesto o sguardo o intenzione era sempre " dentro" il personaggio, sempre aderente e questo stare dentro il personaggio senza lasciarlo mai psicologicamente è il complimento più grande che si possa fare ad un artista. 

Una domanda provocatoria: cosa pensi dei critici musicali?

Penso che la figura del critico musicale sia scomparsa perché impone grande cultura, competenza e una buona dose di educazione nel parlare dei difetti di uno spettacolo senza scadere nell'offesa gratuita o nel compiacimento interessato o ancora pareggio nel pregiudizio. Doti rare. 

Prima di entrare in scena i cantanti, notoriamente, compiono riti scaramantici: dai colpetti di tosse al "MIAEU" passando per gli intramontabili "Dammi la mela, Pippo ..." oppure "Ampelio!" per cercare i suoni in maschera. Qual è il tuo? 

Non sono cattolica praticante ma prima di andare in scena mi faccio sempre il segno della croce, credo sia un simbolo bellissimo, forse il più bello. Chiedo a me stessa mentre passo la mano sulla fronte sulle spalle e sul cuore di avere forza mentale ( la fronte), fisica ( le spalle) e sensibilità ( il centro del torace) per affrontare una sfida. Non credo nei dogmi ma nei simboli.

Altra domanda provocatoria: dal 2009 ti dedichi all'insegnamento. Cosa pensi dei maestri di canto?

Penso che oggi ci siano troppi maestri di canto, tutti insegnano anche senza avere le credenziali per farlo. Mi dispiace ma per insegnare questa arte così empirica, non teorica né tantomeno medica bisogna essere stati cantanti e per di più bravi cantanti. Devi aver dimostrato di "saper fare" (l'arte di saper fare, questa sconosciuta) non importa se per un anno o trent' anni ma bisogna averlo dimostrato in grandi contesti. Mi auguro che i ragazzi sappiano scindere e non si facciano abbindolare da chi promette carriere o altro per strappare il denaro delle lezioni.

In quale teatro, o sala da concerto, hai trovato le migliori condizioni acustiche?

Il teatro che ho amato di più per tanti motivi, non ultima l'acustica, è la Staatsoper di Vienna. La Staatsoper non è un semplice teatro è un tempio.

Da regista, cosa pensi degli allestimenti moderni con trasposizioni d'epoca?

Anche a me piace fare il teatro di regia. Non credo che il problema siano le trasposizioni, ci sono spettacoli belli con sovrastruttura drammaturgica e spettacoli brutti tradizionali. Dipende dal buon gusto e dalla creatività del regista. Come interprete ho vissuto sulla pelle spettacoli belli e brutti con grandi registi e mediocri, e ho una certa esperienza in tutto questo.

Ultima domanda provocatoria: cosa rispondi a chi ti chiede qual è il tuo mestiere "vero"?

Devo dire che non ho mai trovato nessuno che mi chiedesse qual è il mio vero mestiere dopo aver saputo che facevo la cantante d'opera, anzi molta curiosità e interesse per un lavoro particolare.