Conversando con ... Noemi Manzoni

di Gian Paolo Dal Dosso 

Per la rubrica "Conversando con" abbiamo incontrato la giovane editrice comasca Noemi Manzoni, titolare dell'etichetta discografica Urania Records e fondatrice del marchio editoriale Manzoni Editore. Particolarmente attenta agli inediti musicali, con la riscoperta di autori dimenticati, propone anche un ricco catalogo librario con titoli di particolare interesse musicologico. 

Noemi, il tuo è un lavoro per niente facile, soprattutto in un periodo come questo nel quale è difficile essere imprenditori investendo in un settore come quello della cultura, oggi assai imprevedibile. Come vedi l'attuale situazione, alla luce delle stringenti misure di sicurezza che stanno condizionando tutte le attività?  

La risposta meno diplomatica a questa domanda è anche la più sincera: si tratta di una situazione vergognosa, che non fa altro che accentuare problemi già noti e intrinseci in Italia, e più in generale nella nostra folle civiltà. Mi spiego: tralasciando i provvedimenti insensati e le dichiarazioni dei nostri rappresentanti al governo, ciò che appare drammatico è l'adesione generale ad un modello in cui la cultura ha perso ogni valore. E non parlo strettamente di cultura accademica, ma di quella sana curiosità che ci porta a conoscere e a maturare una percezione critica di ciò che ci sta attorno. Rimanendo nel ristretto ambito editoriale e discografico di cui mi occupo, noto che, a fianco di ottimi professionisti, ci sono molti operatori che confondono il fatto di stampare libri o dischi per un'attività intellettuale, e si credono dei patrocinatori culturali. Basterebbe guardare con un minimo di criterio molti cataloghi editoriali e discografici attualmente in commercio - anche di marchi importanti e non limitati alla musica classica - per rendersi conto che molto di ciò che gira intorno alla parola "cultura" è solo retorica. 

Hai un ricordo particolare? Quando è entrata la musica nella tua vita?

Mia madre mi racconta sempre che da piccola, l'unico modo per farmi addormentare quando facevo i capricci era farmi ascoltare Il bel Danubio blu di Strauss. Non conosco certo che registrazione avesse per le mani, ma anche ora, quando mi capita di riascoltare quel brano, sopravvive in me una strana dolcezza.

Quale ruolo gioca il rischio nella tua attività imprenditoriale? Dopotutto non vendi prodotti di prima necessità ...

Sarebbe quasi riposante immaginare che il nostro unico rischio sia solo il fatto di non vendere prodotti di prima necessità. Chi fa il mio lavoro è abituato a rischiare ogni giorno lottando contro masse prive di interessi, di stimoli, e di rappresentanze, nelle opportune sedi, di persone competenti. Del resto, lo Stato Italiano, ha già dato ampie prove di non saper, non dico aiutare, ma neppure tutelare, il nostro settore. Il nostro vero rischio sta nel dover combattere contro una "civiltà" globale lontana dai valori che, attraverso il nostro lavoro, cerchiamo di trasmettere. Non combattiamo certo contro un virus.

Hai mai preso in considerazione l'idea di entrare nel mondo della musica come esecutrice?

Assolutamente no.

Prossime novità editoriali o discografiche? Cosa bolle in pentola? 

Abbiamo già firmato dei contratti per tante prime incisioni e riscoperte importanti. È bello poter aiutare valenti artisti a valorizzarsi sul mercato, anche se - come dico sempre - la parte difficile la fanno loro. Certo, questo non è il momento migliore e concretamente abbiamo maggiore difficoltà a lavorare anche con i distributori, siano essi di dischi che di libri. Ma chi si ferma è perduto. La regola è: pubblicare poco e bene. Noi ci proviamo.

Se non avessi fatto l'editrice cosa ti sarebbe piaciuto fare?

La Madre Badessa. Purtroppo però non ho fede.

Il tuo lavoro, pregevole per la grande spinta culturale, rivela anche aspetti filantropici nei confronti di giovani interpreti che spesso propongono musiche di autori semisconosciuti. Come pubblicazioni poi, il catalogo della Manzoni Editore è interessante per la sua varietà di argomenti, spesso di rara reperibilità nella bibliografia tradizionale. Ricordi un complimento che ti ha particolarmente gratificato?

Come tutte le giovani donne, potrei sembrare apparentemente sensibile alle lusinghe. Ma per il ruolo che ricopro, non lo sono affatto. Conosco i miei punti di forza, e vedo bene anche le mancanze. Soprattutto conosco cosa si nasconde dietro a complimenti non richiesti in ambito lavorativo. Una volta però, parlando a proposito di libri con un libraio che non sapeva chi fossi, mi disse che conosceva poco questa Manzoni Editore ma da quel che aveva visto faceva dei libri davvero belli, ed era raro trovare un piccolo editore con una veste editoriale così curata.

Una domanda provocatoria: cosa pensi della critica musicale?

Ho scritto un libro sulle critiche a Verdi nell'Ottocento, che mi sono ovviamente auto pubblicata. È una scuola di vita, quel volume. Chi, attraverso questa intervista, mi ha un po' conosciuta, credo che non farà fatica ad immaginarsi la mia risposta.

Non è sempre facile avere a che fare con i musicisti. Con quale categoria strumentale hai incontrato difficoltà di approccio nel lavoro? E quella invece con la quale ti sei trovata meglio?

Ho lavorato sia con nomi molto importanti che con artisti al loro debutto discografico. Ho imparato che ci sono solo due categorie di musicisti: gli arroganti e gli umili. Non tutti, ma gli "Uranici", come li chiamo io, sono per la maggior parte davvero delle belle persone. E infatti molte collaborazioni durano da anni.

Qual è il tuo consiglio a chi volesse sottoporti una registrazione oppure un libro da pubblicare?

Arrivare con qualcosa di concreto e una seria presentazione di sé. Bastano poche righe ben articolate. Riceviamo spesso proposte di idee vaghe, lungi dall'essere messe in opera. È impossibile prendere seriamente in considerazione tali iniziative. Anzitutto bisognerebbe chiedersi se l'opera che si andrà a proporre (sia essa una registrazione o un libro) valga la pena di essere realizzata. Per esempio, per rimanere in campo discografico, ci sono alcuni programmi più adatti ad essere proposti nelle sale da concerto che su CD. Alcuni repertori sono poi fortemente inflazionati e bisogna sapere bilanciare le personali velleità artistiche con le esigenze - e non tendenze! - del mercato. È utile allegare una demo, indicare precedenti lavori, e soprattutto cercare di capire chi sta dall'altra parte. Non è difficile individuare chi è il responsabile delle edizioni di una qualsiasi realtà, e indirizzarsi a quest'ultimo è sintomo di una ricerca da parte dell'artista/autore che si discosta dai tanti che mandano mail in circolare. Sono indicazioni molto semplici, ma che non smetterò mai di ripetere.

L' avvento delle piattaforme web quali Youtube, Spotify, Soundcloud e molte altre hanno danneggiato il mercato discografico?

Sì e no. Non voglio dare risposte interlocutorie, ma è bene spiegarsi. Certamente la facilità con cui oggi si può scaricare o ascoltare in streaming della musica, non è paragonabile alla difficoltà fisica di doversi recare in un negozio specializzato, distante magari molti chilometri, e dunque da questo punto di vista la musica liquida ci dà una mano. Tuttavia, il problema sta altrove ovvero che è morta tutta una generazione di audiofili per i quali era impensabile - per una questione non solo di metodo, ma anche culturale - di ascoltare della musica su un qualsiasi dispositivo che non fosse un serio impianto audio. Tale generazione non è stata sostituita, e i giovani, abituati al tutto e subito in qualsiasi ambito, trovano più comodo provvedere alle loro esigenze con un semplice clik. Ma non solo. Il Cd aveva anche un valore fisico, era un oggetto di culto, un rito con una valenza quasi intangibile. Ora la bellezza è sostituita dalla praticità, ma ciò che ne va di mezzo è la qualità. Non dimentichiamoci che in streaming e download si trova musica in qualità audio inferiore rispetto al supporto fisico, e il libretto allegato al CD guida a un ulteriore approfondimento dell'ascolto. In questa prospettiva noi di Urania Records abbiamo cercato di proporre un packaging in cartonato molto curato in ogni dettaglio, eppure c'è ancora un numero elevatissimo proprio di musicisti per i quali la cura estetica non ha nessun valore.

Secondo te il libro cartaceo da sfogliare conserva ancora il suo fascino?

Sono una bibliofila accanita con quasi 2000 volumi di edizioni di pregio tratti dai migliori cataloghi italiani del Novecento. Il libro cartaceo non può essere sostituito, poiché con esso si instaura un legame che va al di là del testo stampato. Quando ho in mano un libro, lo dico sinceramente, lo percepisco come vivo. Imprescindibile però deve essere la qualità del prodotto in sé.

E' il momento della frecciatina: in Italia si legge ancora troppo poco?

L'Italia è quel paese in cui tutti scrivono (per lo più stupidaggini) e nessuno legge. Il pc ha dato modo a chiunque di sentirsi uno scrittore. Il problema però non è solo che si legge troppo poco; è che si legge male. E di questo gli editori, la distribuzione, le librerie e le riviste hanno gran colpa.

Vogliamo dare gli indirizzi web di Urania Records e di Manzoni Editore?

www.uraniarecords.com e www.manzonieditore.com