MUSICA E ARCHITETTURA

Il "Nuper rosarum flores" di Guillaume Dufay 

Il 25 marzo 1436, in una Firenze giubilante, papa Eugenio IV consacrava solennemente la cattedrale di Santa Maria del Fiore. Per l'occasione il compositore franco fiammingo Guillaume Dufay (1397 ca - 1474) compose il mottetto "Nuper rosarum flores", magnifico esempio di uno stile che resta sospeso tra l'isoritmia aspra di derivazione medioevale e il nascente stile contrappuntistico e melodico che caratterizzerà il Rinascimento. Le componenti matematiche tipiche del Medioevo e care ai maestri fiamminghi convivono mirabilmente con gli elementi espressivi rinascimentali, motivo per cui Dufay può essere considerato un musicista ponte tra i due periodi. Il cantus firmus gregoriano sul quale poggia il mottetto utilizza il testo "Terribilis est locus iste" (il cui senso è "Questo luogo incute rispetto") ed è presentato da due tenor. L'importanza di questo cantus firmus è data dal testo dell'introito che si esegue nel rito di dedicazione di una chiesa. Nel 1973 il musicologo Charles Warren mise in relazione i rapporti matematici del mottetto e le proporzioni di Santa Maria del Fiore; in particolare la corrispondenza tra la distanza dei due tenor e quella tra le due calotte della cupola, opera di Filippo Brunelleschi. Uno studio successivo però mise in luce la possibilità che le proporzioni usate da Dufay potrebbero essere derivate dalla Bibbia, che cita le misure del Tempio di Salomone espresse in cubiti. Non spetta certo a me chiarire il caso, esistono fior di studi in materia ai quali rimando per un eventuale approfondimento. A me la teoria che relaziona mottetto e cattedrale affascina ed intriga. Voglio crederci. Non serve sottolineare che il mottetto e la dedicazione della cattedrale fiorentina a Santa Maria del Fiore alludono al simbolo della città, il giglio. Lo stesso nome latino, Florentia, è eloquente.

"Nuper rosarum flores, ex dono pontificis, hieme licet horrida Tibi, virgo coelica, pie et sancte deditum, grandis templum machinae condecorarunt perpetim."


a cura di Gian Paolo Dal Dosso