Conversando con ... Marily Santoro

di Gian Paolo Dal Dosso 

Per la rubrica "Conversando con ..." abbiamo incontrato il giovane soprano reggino Marily Santoro. Dopo il diploma al Conservatorio della sua città sotto la guida di Liliana Marzano, si sta perfezionando attualmente con Raina Kabaivanska. Vincitrice di alcuni importanti concorsi lirici e finalista al "Voci verdiane" di Busseto" e "Toti Dal Monte" di Treviso, ha debuttato nel 2015 come Violetta ne "La traviata" al Teatro Goldoni di Livorno. Di seguito "Norma" a Sofia, "Il trovatore" a Trieste, "La medium" a Modena, "Roméo et Juliette" a São Paulo, "Le nozze di Figaro" a Livorno e "La vedova allegra" a Salerno. In questi giorni si trova a Sofia per la "Messa da Requiem" di Ruggero Leoncavallo.

Marily, un brillante inizio di carriera benedetto peraltro dal nume tutelare di Raina Kabaivanska. Ti consideri una predestinata?

Predestinazione è un termine tosto che umilmente per adesso tengo alla larga, sarà poi la vita e ciò che sono riuscita a fare a dirlo un domani. Per adesso mi sento una semplicissima ragazza calabrese profondamente fortunata!

Hai un ricordo particolare? Quando è entrata la musica nella tua vita?

Il mio primo ricordo musicale è legato alla mia infanzia, ho cantato da sempre, ero piccola, ascoltavo le canzoni alla radio o alla scuola di danza e mi veniva del tutto naturale ripeterle. Forse un momento particolare da citare è stato un tenerissimo saggio di danza al Teatro Comunale Francesco Cilea della mia città natale, dove in maniera molto innocente cantavo "Fame". Mi divertivano gli abiti colorati, pensavo fosse sempre Carnevale.

Stiamo vivendo un momento molto difficile, soprattutto per i teatri. Cosa hai provato nel vedere i teatri con un pubblico praticamente decimato a causa delle stringenti misure di sicurezza?

Profondo dolore ed amarezza. Il solo pensare che si possa fare a meno del teatro e dello spettacolo dal vivo, nonostante sia stato ampliamente dimostrato che si possa fare Arte in assoluta sicurezza, a prescindere dal Covid, mi fa sinceramente rabbrividire.

Se non avessi fatto la cantante cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Avrei fatto senz'altro la giornalista, amo scrivere ed ascoltare le storie della gente, di natura sono anche molto schietta, ho sempre detto la mia, aggiungo ... ahimé!!!

Come artista lirica hai studiato, vissuto ed incarnato i personaggi; Verdi aveva una straordinaria capacità di scolpirli e dare loro vita. Anche il pubblico melomane vive delle emozioni date dagli artisti. Ricordi un complimento che ti ha particolarmente gratificato?

Sì, cantavo Norma e ricordo che in quella recita la scena finale dell'addio al Padre fu molto intensa, la cantai con molta partecipazione e trasporto. Una persona tra il pubblico, con la quale adesso siamo molto amici mi disse "Quando canti tu spogli l'anima, ci vuole coraggio."

Una domanda provocatoria: cosa pensi dei critici musicali?

Credo che la critica musicale, quando è fatta da persone sensibili, preparate e corrette, sia una grande fonte di crescita. Chi sale sul palco sa che il proprio operato potrà essere accettato e non accettato, è la nostra vita. Ho sempre letto le critiche sia nel bene che nel male come professionista e non sono d'accordo con chi dice che non siano utili. La critica diventa utile laddove viene utilizzata e verificata in prima persona come pubblico e come artista.

Prima di entrare in scena i cantanti, notoriamente, compiono riti scaramantici: dai colpetti di tosse al "MIAEU" passando per gli intramontabili "Dammi la mela, Pippo ..." oppure "Ampelio!" per cercare i suoni in maschera. Qual è il tuo?

"Oh! Amore, deh vieni, io t'amo" che è il vocalizzo della mia maestra, la signora Raina Kabaivanska, ed il Bolero de I Vespri Siciliani per le agilità.

Altra domanda provocatoria: cosa pensi dei maestri di canto?

Penso che ogni cantante debba avere un punto fermo nella propria formazione, un orecchio esterno attento e sicuro che ti conosca bene e soprattutto che sappia quali sono i tuoi limiti e le tue potenzialità. Per me è appunto da vario tempo la signora Kabaivanska. Mi piace citare questa frase di Gibran che porto sempre con me: "Il maestro se egli davvero è saggio non vi invita ad entrare nella casa della sua sapienza, ma vi guida sulla soglia della vostra mente". Il Maestro di canto, oltre a trasmettere e a saldare il sacrosanto bagaglio tecnico credo che debba educare l'allievo ad un ascolto attivo ed empirico di sé stesso come strumento e come artista. I tempi, più o meno brevi o lunghi, spettano all'allievo. È un rapporto di stima e di collaborazione reciproca.

In quale teatro, o sala da concerto, hai trovato le migliori condizioni acustiche?

L' ultima recita all'interno di un Teatro è stata al Teatro Carlo Goldoni di Livorno per il debutto di Contessa ne "Le Nozze di Figaro", una delle più belle acustiche in cui io abbia mai cantato, infatti su Mozart mi son proprio sbizzarrita!!!

Il pubblico più caloroso che hai incontrato?

Il pubblico dei bimbi di Aslico nel progetto "OperaDomani", per una produzione che mi è rimasta nel cuore e dal titolo "Turandot Principessa Falena". Il calore e l'entusiasmo dei bambini è indimenticabile, sono sincera, pensando alle sale vuote dove adesso siamo costretti a cantare quel momento è "Il pensiero felice" a cui mi aggrappo per volare sul palco, come la storia di Peter Pan nell'isola che non c'è!

Ultima domanda provocatoria: cosa rispondi a chi ti chiede qual è il tuo mestiere "vero"?

La risposta è altrettanto provocatoria e schietta: sono una cantante lirica con tanto di partita Iva che lo testimonia!"