Conversando con ... Lavinia Bini

di Gian Paolo Dal Dosso 

Per la rubrica "Conversando con..." abbiamo incontrato il giovane soprano empolese Lavinia Bini. Una carriera sfolgorante con un repertorio che spazia dal barocco alla musica contemporanea, passando dai ruoli belcantistici e l'opera buffa, Verdi, Puccini e l'operetta. 

Lavinia, il tuo è un orizzonte musicale non indifferente. Hai affrontato ruoli di tutti i tipi adeguando il tuo strumento vocale alle varie espressioni stilistiche attraverso i secoli. Ti consideri una predestinata?

Una predestinata?! Oddio... non saprei... sicuramente fin da bambina ero molto attratta dal mondo dell'Opera e del Teatro.

Hai un ricordo particolare? Quando è entrata la musica nella tua vita?

Mi divertivo a cantare sui dischi che i miei genitori avevano in casa, interpretando e recitando in camera da sola e, quando con la scuola elementare fui a vedere la Serva Padrona di Pergolesi al Teatro Goldoni di Firenze, realizzai che il mio sogno sarebbe stato proprio quello di fare quello che stava facendo quella bellissima cantante/attrice sul palcoscenico.

Sei stata una formidabile Lauretta in "Gianni Schicchi" data in forma semiscenica a Verona, accanto a Leo Nucci. Cosa hai provato nel vedere l'Arena con un pubblico praticamente decimato a causa delle stringenti misure di sicurezza?

Innanzitutto ti ringrazio di cuore per il tuo apprezzamento. Questa estate è stata la mia prima volta sul palcoscenico dell'Arena di Verona, quindi non saprei fare un paragone con la normale capienza del pubblico (senza misure restrittive di posti intendo). Devo peró riconoscere che anche cosí, la magia di quel posto non ha eguali.

Al di fuori delle recite e dei concerti c'è un momento particolare della giornata in cui ti piace cantare?

Il mio momento preferito della giornata è la mattina: dopo un po' di ginnastica o una bella camminata, cantare è incredibilmente energizzante e liberatorio.

Stai preparando un nuovo ruolo?

Cerco sempre di preparare nuovi ruoli, ovviamente in base agli impegni lavorativi, ma non solo. Adesso sto studiando Mimí della Bohème e Liú della Turandot, ma vorrei anche approcciarmi meglio al repertorio Donizettiano serio.

Se non avessi fatto la cantante cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Amo tantissimo cucinare... anche se è una passione abbastanza recente, considerando che fino a qualche anno fa non sapevo neanche fare un uovo al tegamino! Forse mi sarebbe piaciuto intraprendere anche una carriera giuridica (infatti mi sono laureata in giurisprudenza, studiando contemporaneamente al Conservatorio), peró il destino mi ha condotto verso un'altra strada.

Come artista lirica tu studi, vivi ed incarni i personaggi; Verdi aveva una straordinaria capacità di scolpirli e dare loro vita. Anche il pubblico melomane vive delle emozioni date dagli artisti. Ricordi un complimento che ti ha particolarmente gratificato?

I complimenti che piú mi colpiscono sono quelli che riguardano le mie doti interpretative... quando le persone mi dicono che si sono emozionate o commosse, per me è la soddisfazione piú grande: credo che sia il compito di un artista trasmettere la sua sensibilitá al prossimo. Tuttavia mi ricorderó sempre di una signora non vedente che , alla fine della Voix Humaine che interpretai a Roma con Francesco Lanzillotta e l'Orchestra Roma Sinfonietta, mi disse con le lacrime agli occhi che le era parso di vedere esattamente quello che stavo sentendo e intrerpretando. Non ti nego che le sue parole mi commossero.

Una domanda provocatoria: cosa pensi dei critici musicali?

Beh che dire dei critici musicali... quando una critica è costruttiva, è sempre ben accetta per crescere e migliorare. Piacere a tutti non è possibile ed è giusto che le persone esprimano i loro pareri. È vero anche che siamo esseri umani e errare è umano e a volte credo che alcuni critici adorino appunto criticare, perdendosi a volte il piacere e il godimento di quello che stanno vedendo.

Prima di entrare in scena i cantanti, notoriamente, compiono riti scaramantici: dai colpetti di tosse al "MIAEU" passando per gli intramontabili "Dammi la mela, Pippo ..." oppure "Ampelio!" per cercare i suoni in maschera. Qual è il tuo?

Ah ah ah! Bah, non saprei... io faccio i miei vocalizzi in camerino, ripasso le frasi o le entrate particolarmente difficili, prendo un respirone e via! Si va in Scena!

Altra domanda provocatoria: cosa pensi dei maestri di canto?

I Maestri di canto sono fondamentali nella crescita e nello sviluppo di un cantante. Chiaramente trovare un buon Maestro di canto non è assolutamene facile... il mio consiglio è cercare di capire in poche lezioni se è un lavoro che si addice al tuo strumento oppure no. Il metodo di canto è uno ma i metodi per apprenderlo sono molti e si deve trovare quello che è piú congeniale per ognuno.

In quale teatro, o sala da concerto, hai trovato le migliori condizioni acustiche?

L'acustica di un teatro è sempre una grande scoperta e a volte una grande sorpresa: forse la migliore acustica che per ora ho incontrato è quella del Teatro Petruzzelli di Bari (senza fare un torto a nessuno).

Il pubblico più caloroso che hai incontrato?

Beh quello va in base al nostro lavoro: il pubblico reagisce in base a quello che facciamo. Piú dai e piú ricevi... anche se, devo dire che, il pubblico dell'Arena questa estate mi ha colpito tantissimo per il suo calore e entusiasmo.

Ultima domanda provocatoria: cosa rispondi a chi ti chiede qual è il tuo mestiere "vero"?

Cosa rispondo? Faccio una risata e lascio perdere... peggio per loro che non sanno cosa vuol dire vivere di Teatro e Musica.