Il paracadutista americano

La curiosità dei bambini nel tempo di guerra


Non ricordo la data esatta del fatto che però va collocato tra i mesi di febbraio e di marzo del 1945. Ricordo una bella giornata di sole e nel primo pomeriggio eravamo fuori, appoggiati al muro di casa a goderci il sole quando all'improvviso si udì un frastuono nel cielo: erano circa sei caccia americani inseguiti da altrettanti caccia tedeschi che cercavano di abbatterli. Il campo visivo in piazza Cavallerizza era molto ampio e consentiva di osservare bene la scena. Quando uno dei caccia americani fu colpito lo vedemmo prendere fuoco; fu una cosa impressionante vedere un aereo incendiarsi nel cielo tanto che in seguito ebbi frequenti incubi notturni. Dalle fiamme di questo aereo, mentre precipitava, vedemmo quattro puntini bianchi scendere lentamente. Erano gli occupanti del caccia abbattuto che si erano gettati col paracadute ma, poco dopo, i quattro puntini bianchi divennero tre; ad uno degli occupanti non si era aperto il paracadute ed era precipitato al suolo. Restammo ad osservare i tre puntini trascinati dal vento e cambiare spesso direzione mentre a terra i tedeschi sembravano impazziti correndo con i loro mitra da una parte all'altra del paese, dal lungo Mincio al ponte fino alla campagna circostante. La loro paura era infatti che i 

paracadutisti americani potessero atterrare in un luogo isolato e trovare rifugio in qualche cascinale. Quando sapemmo che erano invece stati catturati e portati nella casa di Rinaldo (Pozzi), in quel periodo adibita a sede di un ufficio tedesco, noi ragazzi fummo curiosi di vedere com'erano fatti gli americani; nel nostro immaginario, e come venivano descritti dai fumetti dell'epoca, erano qualcosa di simile ai pellerossa che avevamo visto anche in qualche film. Corremmo dunque verso la casa di Rinaldo per vedere se si poteva spiare dalla finestra. A turno e a forza di spintoni riuscimmo a vedere i tre prigionieri seduti sulle sedie e sorvegliati da un soldato tedesco; con stupore constatammo che gli americani erano come noi, anzi più belli. Poco dopo apprendemmo che il quarto paracadutista era precipitato nel parco di Villa Meschini; in questa grande villa, assenti i proprietari sfollati altrove, si era insediato un comando tedesco. Dietro la villa vi erano le abitazioni dei dipendenti della tenuta addetti alla manutenzione del parco e in uno dei locali adibito al deposito degli attrezzi fu deposto il corpo senza vita del militare americano. Gli abitanti delle case vicine avevano cercato pietosamente di dare dignità a questo povero ragazzo di soli 22 anni portandogli dei fiori da 

campo; saputo che non era vietato fargli visita il giorno dopo ci andai con mia madre. Raccogliemmo quei pochi fiori che avevamo in giardino ed insieme ad altre persone ci incamminammo. Ricordo che appena vide quel corpo inerme mia madre si mise a piangere: il povero ragazzo le ricordava infatti suo nipote della stessa età che si trovava al fronte e di cui non si avevano più notizie. Ricordo anche il pregare sussurrato e commosso delle donne presenti. Entrò un fascista che si avvicinò alla salma e gli sputò addosso con disprezzo tra lo stupore di noi tutti. Seguì un silenzio glaciale e conoscendo mia madre ebbi paura della sua reazione: i fascisti non le facevano paura, li considerava degli sbruffoni e odiava la loro prepotenza. Più volte li aveva anche affrontati apertamente per difesa. Quella volta però ci rimase così male che ebbe solo il coraggio di dire: "Ai morti si deve portare rispetto"; il fascista per tutta risposta si girò e se ne andò. Il paracadutista americano fu sepolto nel cimitero di Goito ed in seguito la sua tomba fu sempre adornata di fiori; dopo qualche anno, su richiesta della famiglia, i resti fecero ritorno negli Stati Uniti.

Fernanda Gatti