Musica a teatro 

di Sergio Scorzillo - 27 luglio 2022

Gian Paolo Dal Dosso: il barocco contemporaneo

Oggi intervistiamo il cantante e direttore di coro veronese Gian Paolo Dal Dosso. Partiamo subito con una domanda abbastanza classica: Verdiano o Wagneriano? E perché? 

Direi assolutamente verdiano. Intendiamoci, adoro la bellezza della musica di Wagner, io mi sciolgo con il Tristan und Isolde e quel celebre accordo all'inizio ha un significato quasi esoterico per me: da qualsiasi parte lo analizzi è difficile da decifrare. Ma Verdi è il mio primo amore, considera che mia madre mi portò a vedere Rigoletto quando avevo dieci anni; fu una folgorazione e ancora oggi per me è la migliore opera mai scritta. Il motivo, e qui rispondo alla seconda domanda, è semplice: Verdi aveva una marcia in più rispetto a Wagner, la sintesi drammaturgica. Ciò che descriveva il tedesco in un'ora di musica, Verdi lo stringava scenicamente in un quarto d'ora attraverso astuti cambi di tempo e tonalità: Il risultato è un'azione snella, rapida, che ti tiene inchiodato alla poltrona del teatro senza farti addormentare.

Hai lavorato molto sul periodo Barocco. Il melodramma secentesco ha ancora da dire molto al pubblico di oggi?

Certamente, il melodramma nasce in Italia e lì prende forma evolvendosi nei secoli e ramificandosi in sottogeneri: opera buffa, opera napoletana, intermezzo, farsa, il bel canto del secondo Rossini, di Bellini e Donizetti, fino a Verdi e Puccini. Accanto ad essi la Scapigliatura e il Verismo per arrivare fino al sinfonismo raffinato di Zandonai. Ognuno di essi affonda le radici nel recitar cantando di Monteverdi, Peri e Caccini, seppur riformulato attraverso i gusti di ogni epoca. Questo se parliamo di modelli, ma i grandi melodrammi barocchi (Euridice, La favola d'Orfeo, Il ritorno di Ulisse in patria e L' incoronazione di Poppea) sono presenti in quasi tutti i cartelloni dei maggiori teatri e il pubblico odierno mostra di gradirli anche perché spesso sono proposti in allestimenti scenici spettacolari.

Concerti che hai diretto che univano musica e teatro che ricordi con particolare affetto?

La Johannes Passion di Bach che però non ho diretto ma eseguito vocalmente: interpretavo Petrus e Pilatus e, sebbene in tedesco, la scena del pretorio era carica di tensione. Sempre come cantante ho interpretato il dittico La cena e La passione di Gian Francesco Malipiero, su un bellissimo testo del XV secolo di Pierozzo Castellano: qualcosa di assolutamente straordinario. Non dimentichiamo che Malipiero fu il primo revisore e divulgatore di Monteverdi e Vivaldi.

Che musica ascolti nel privato? Anche musica leggera? Cosa?

Ascolto un po' di tutto, mi piace il jazz in ogni sua declinazione ma anche la leggera italiana: adoro la poesia delle canzoni di Pino Daniele, musicista eclettico che mescolava generi ed esperienze, ma anche Lucio Dalla, Lucio Battisti e Zucchero. Per non parlare dei genovesi, soprattutto Luigi Tenco e Umberto Bindi.

Che melodramma antico ti piacerebbe dirigere? O che opera lirica?

I due Orfei: quello di Monteverdi e quello di Gluck, così diversi eppure uguali. Quello di Gluck, manifesto eloquente della riforma operata con Ranieri de' Calzabigi ha poi tutti quegli ingredienti che affabulano ed affascinano lo spettatore con una musica snella e frizzante, addirittura terrificante come la celebre Danza delle Furie.

Cosa stai facendo ora e cosa farai nel prossimo futuro?

In questo momento sono in vacanza ma seguo l'Arena Opera Festival di Verona per il magazine GB Opera. Per il prossimo futuro ho in cantiere lo Stabat mater di Pergolesi e forse un oratorio di Carissimi.

Come possiamo seguire la tua attività?

Sulla mia pagina Facebook oppure sul mio sito (gianpaolodaldosso.com)

Vuoi aggiungere qualcosa al termine di questa intervista?

Vorrei che il pubblico ricominciasse a frequentare i teatri con fiducia, non solo legata a motivi sanitari ma anche per una rinnovata sete di cultura e di bello. Con grande rispetto dell'arte ma senza temerla. Ricordiamo che il grande musicista Robert Schumann diceva ai suoi giovani allievi: non abbiate paura dell'arte, avvicinatela con fiducia ed essa vi verrà incontro amichevolmente.

Sergio Scorzillo


Sergio Scorzillo

Autore, attore, regista, formatore. Teatro e Musica sono state da sempre le sue grandi passioni e non solo. Il palcoscenico è il luogo in cui riesco a vincere le mie fragilità, a comunicare e a sentirmi utile e vivo.