Conversando con ... Elisa Fortunati

di Gian Paolo Dal Dosso 

Per la rubrica "Conversando con ..." abbiamo incontrato il mezzosoprano veronese Elisa Fortunati. Allo studio del canto ed alla formazione musicale ha affiancato anche quella umanistica laureandosi brillantemente in Lettere e Filosofia discutendo la tesi sul "Compendium Musicae" di Cartesio. 

Elisa, un bagaglio culturale di tutto rispetto. Ti consideri una predestinata? 

Più che una predestinata sono stata fortunata (nomen est omen, dicevano i latini!) perché la mia famiglia mi ha permesso di seguire ben due corsi di studi, entrambi bellissimi ed appassionanti. E' stato un grande regalo e una meravigliosa opportunità! Lo studio del canto è un privilegio particolare perché non tutti i genitori hanno la sensibilità di avviare il proprio figlio per questa strada così affascinante ma difficilissima. Tuttavia la musica insegna tanto; insegna che devi farla solo se non puoi farne a meno, insegna a non mollare mai anche quanto tutto sembra impossibile, insegna che devi ascoltare i tuoi bisogni interiori e le tue esigenze profonde e insegna che le devi dare tutto se vuoi che a sua volta ti dia anche solo qualcosa...sai cosa investi ma non sai se avrai mai un ritorno, è una vera scommessa un po' come l'amore.

Hai un ricordo particolare? Quando è entrata la musica nella tua vita?

Non saprei, è come se ci fosse sempre stata. Anche all'asilo mi dicono che disegnassi canticchiando di continuo, mi sono iscritta a danza molto giovane e nel frattempo ho sempre cantato accompagnata dalla chitarra di mio padre. Ho sempre avuto una grande passione per la musica leggera ma quando a 14 anni ho cantato nel coro delle voci bianche nella Carmen in Arena mi sono innamorata della lirica. Madama Butterfly mi ha letteralmente stregato, rimane ancora oggi la mia opera preferita.

Tu sei veronese, particolare non trascurabile dato che la città scaligera è sede di uno dei maggiori festival lirici estivi. Cosa hai provato nel vedere l'Arena con il pubblico praticamente decimato a causa delle stringenti misure di sicurezza?

L' Arena è un teatro magico. Solo chi può assistere ad uno spettacolo o ha la immensa fortuna di salire sul quel palco può comprendere davvero quello che dico. E' stato un miracolo poter fare una stagione in quelle condizioni così difficili e limitanti ma l'aria che si respira con l'anfiteatro pieno e migliaia di candeline illuminate è un'altra cosa. E' quella grande emozione che spero di rivivere presto, come tutti noi.

Al di fuori delle recite e dei concerti c'è un momento particolare della giornata in cui ti piace cantare?

A dire la verità sempre, non c'è un momento in cui non canterei!

Stai preparando un nuovo ruolo?

Al momento sto preparando alcuni concerti di musica da camera in diverse formazioni strumentali. E' un repertorio molto adatto alla mia voce, un repertorio che amo moltissimo!

Se non avessi fatto la cantante cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Il palcoscenico mi ha sempre affascinato molto. Forse avrei fatto la ballerina o l'attrice ma la musica è per me linfa vitale, non credo avrei mai potuto stare lontana da un teatro e non so cosa potrebbe essere la mia vita senza questa irrefrenabile passione. Niente mi dà tanta gioia ed emozione e mi entusiasma profondamente come cantare!

Come artista lirica tu studi, vivi ed incarni i personaggi; Verdi aveva una straordinaria capacità di scolpirli e dare loro vita. Anche il pubblico melomane vive delle emozioni date dagli artisti. Ricordi un complimento che ti ha particolarmente gratificato?

Sì un bellissimo complimento nella recensione di un recital cameristico in Friuli: "una voce dotata di un timbro magnetico, a volte solenne, a volte misterioso, a volte vibratile come l'ala di un uccello mitico".

Una domanda provocatoria: cosa pensi dei critici musicali?

Che bella domanda! Mi piacciono i critici esperti ed equilibrati, quelli che sanno essere costruttivi ed apprezzare l'artista nella sua interezza. La perfezione non è un attributo dell'arte e di questo dovremmo ricordarcene sempre.

Prima di entrare in scena i cantanti, notoriamente, compiono riti scaramantici: dai colpetti di tosse al "MIAEU" passando per gli intramontabili "Dammi la mela, Pippo ..." oppure "Ampelio!" per cercare i suoni in maschera. Qual è il tuo? 

Direi che non ne ho, magari mi porto una bottiglietta di acqua dietro le quinte ma per me conta molto di più l'abbraccio, il sorriso o un messaggio di chi mi vuole bene!

Tu sei anche insegnante di canto e qui arriva un'altra domanda provocatoria: cosa pensi dei maestri di canto? 

La ricostruzione della mia voce è stato un percorso molto sofferto e solo per questo mi sono permessa di affrontare la didattica del canto. Anche se si può (e si deve) sempre migliorare, tutto quello che ho raggiunto tecnicamente l'ho fatto grazie allo studio e alla consapevolezza, con metodo e ragionamento. Ecco perché per insegnare forse serve aver lavorato molto sulla propria voce e allo stesso tempo sapere cosa vuol dire andare sul palcoscenico. Tanta passione ho messo per imparare a cantare e altrettanta ne impiego per insegnare quello che ho imparato perché credo che il canto sia meraviglioso e sia un importantissimo mezzo terapeutico e comunicativo.

In quale teatro, o sala da concerto, hai trovato le migliori condizioni acustiche? 

Mi sono trovata bene nei teatri di Ferrara, Livorno e Bolzano. A Verona mi è piaciuta tanto la Sala Maffeiana.

Il pubblico più caloroso che hai incontrato? 

Quello di Sassari, in occasione di un recital cameristico per voce e pianoforte. Era una rassegna in cui si erano esibiti tutti artisti sardi tranne me che venivo "dal continente". Come bis ho eseguito un brano meraviglioso che mi emoziona nel profondo e si chiama "Non potho reposare". Il pubblico cantava con me, si è commosso e alla fine si è alzato in piedi e non finiva più di applaudire... bellissimo! Alla fine mi è stato detto che il mio concerto era stato quello più emozionante... questo mi ha aperto il cuore!

Ultima domanda provocatoria: cosa rispondi a chi ti chiede qual è il tuo mestiere "vero"? 

Forse serve che ripeta di nuovo quello che gli ho appena detto... magari non ha capito bene... repetita iuvant!