Un caffè con ... Chiara Isotton

di Gian Paolo Dal Dosso 

Abbiamo incontrato il soprano bellunese Chiara Isotton. Dopo il diploma al conservatorio "Benedetto Marcello" di Venezia e il perfezionamento con William Matteuzzi, Renato Bruson, Raina Kabaivanska, Regina Resnik e Maria Chiara, nel 2013 è tra i vincitori del Concorso "Belli" di Spoleto. Nel giugno 2015 si diploma all'Accademia di perfezionamento del Teatro alla Scala, dove nel frattempo aveva debuttato alcuni ruoli secondari, iniziando una carriera internazionale che l'ha portata sui maggiori palcoscenici del mondo (Vienna, San Pietroburgo, Hong Kong, Bolshoi di Mosca, Carlo Felice di Genova). Ha collaborato con direttori quali Zubin Mehta, Stefano Ranzani, Fabio Luisi, Nello Santi, Riccardo Chailly. Il 7 dicembre 2021 ha interpretato la Dama di Lady Macbeth alla prima del Teatro alla Scala; ha recentemente affrontato il ruolo di "Suor Angelica" al Teatro Filarmonico di Verona dove ha sostituito all'ultimo la protagonista in cartellone.



Chiara, lei è nata nel 1985, dichiarato Anno Europeo della Musica; ha al suo attivo numerosi ruoli e la partecipazione in importanti concerti sinfonici nelle sedi più prestigiose. Si considera una predestinata?

Questo non l'avevo mai preso in considerazione... direi che possiamo vederlo come un segno!

Ha un ricordo particolare? Quando è entrata la musica nella sua vita?

Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia in cui la musica è sempre stata presente. Mi piace ricordare come da bambina rimasi folgorata dalla Tosca data per televisione con Domingo, Malfitano e Raimondi. Credo che a casa dei miei ci sia ancora la VHS.

Ha sostituito in extremis una collega nella recente produzione di "Suor Angelica" al Teatro Filarmonico di Verona. Cosa le è piaciuto particolarmente di questa produzione? A parte la formidabile prestazione vocale, era un ruolo che aveva già in repertorio?

Grazie infinite, sono felicissima che la mia interpretazione sia piaciuta. Debuttavo nel ruolo, quindi è stato doppiamente emozionante. Spero che suor Angelica mi accompagni ancora per molti anni! È una figura che va scolpita nota per nota, parola per parola. La complessità della sua evoluzione nel breve arco della durata dell'opera è incredibile. Ho amato molto questa produzione perché a mio parere ha saputo cogliere in pieno la natura più intima di Suor Angelica, donna vittima della mentalità del suo tempo ma mai passiva e rassegnata. La musica di Puccini poi è talmente eloquente e le indicazioni sullo spartito aiutano tantissimo a dare la giusta interpretazione.

Al di fuori delle recite e dei concerti c'è un momento particolare della giornata in cui le piace cantare?

Preferisco studiare nel pomeriggio... ma non nascondo che nella mia testa la musica è presenza costante.

Sta preparando un nuovo ruolo? I suoi prossimi impegni?

Sì, sto studiando Elisabetta di Valois che debutterò nel Don Carlo a Marsiglia nel prossimo giugno. Prima sarò alla Deutsche Oper di Berlino dove prenderò parte allo spettacolo di Marina Abramovich "Le Sette morti di Maria Callas" e a Palermo dove debutterò al Teatro Massimo con la mia amata Tosca.

Se non avesse fatto la cantante cosa le sarebbe piaciuto fare?

Probabilmente avrei continuato il mio percorso universitario (è laureata in Storia all'Università Cà Foscari di Venezia), ma francamente non riesco a vedere la mia vita lontana dal palcoscenico.

Come artista lirico lei studia, vive ed incarna i personaggi; Verdi aveva una straordinaria capacità di scolpirli e dare loro vita. Anche il pubblico melomane vive delle emozioni date dagli artisti. Ricorda un complimento che l'ha particolarmente gratificata?

Sì, ne serbo nel cuore moltissimi. Per me la cosa più bella dopo uno spettacolo è incontrare il pubblico fuori dal Teatro e capire che per qualche ora l'Arte è riuscita a far dimenticare preoccupazioni e a far provare emozioni. Mi sento privilegiata ad essere un tramite in tutto questo.

Una domanda provocatoria: cosa pensa dei critici musicali?

Penso che siano parte fondamentale per chiudere il cerchio dell'Opera insieme a noi artisti, al pubblico e a chiunque lavori per la buona riuscita di uno spettacolo. Io mi ripropongo sempre di leggere le critiche a fine produzione, ma non resisto e le cerco subito. Inutile girarci intorno... il parere di uno studioso (se pur condivisibile o meno) rappresenta un confronto immediato con il lavoro svolto insieme all'accoglienza del pubblico. Dalle critiche si impara, sempre. Qualsiasi commento che aiuti a crescere in questo percorso è da accogliere.

Prima di entrare in scena i cantanti, notoriamente, compiono riti scaramantici: dai colpetti di tosse al "MIAEU" passando per gli intramontabili "Dammi la mela, Pippo ..." oppure "Ampelio!" per cercare i suoni in maschera. Qual è il suo?

Mi rendo conto di fare un glissando su tutta la mia estensione nel muto per assicurarmi che le note ci siano tutte...

Altra domanda provocatoria: cosa pensa dei maestri di canto?

Sono fondamentali per tutta la durata del percorso artistico di un cantante. Trovare una guida sicura alla quale affidarsi forse è fra le cose più difficili da riconoscere. Ho avuto la grande fortuna di incontrare nel mio percorso grandissimi maestri e ogni volta che salgo in palcoscenico mi rendo conto della grande importanza di certi insegnamenti. Un buon maestro di canto e un buon maestro preparatore sono le basi per affrontare questa carriera.

In quale teatro, o sala da concerto, ha trovato le migliori condizioni acustiche?

Onestamente non saprei dare una risposta. Credo che ogni sala vada conosciuta, che ci si debba prendere confidenza per poter rendere al meglio durante la performance. Ogni Teatro ha i suoi puti di forza e i suoi punti deboli... le prove sono fondamentali per scoprirli.

Il pubblico più caloroso che ha incontrato?

Ogni pubblico è speciale e unico. Potrei descrivere le differenze fra teatri e paesi diversi... ma alla fine tutti si fanno sentire! Ogni volta è uno scambio fra il palcoscenico e la sala e non c'è una serata uguale ad un'altra.

Ultima domanda provocatoria: cosa risponde a chi le chiede qual è il suo mestiere "vero"?

Per fortuna ultimamente non mi viene più chiesto. Credo che la risposta migliore a una domanda del genere sia sorridere con garbo e cambiare argomento. Se una persona non riconosce il lavoro dell'artista come tale credo che sia meglio parlare con essa di fenomeni metereologici. A parte gli scherzi questo è un limite culturale molto grave e mi auguro che scuola, famiglie e società riescano a comunicare alle nuove generazioni che d'Arte si può vivere. Senza Arte e senza Musica nulla avrebbe senso.