Conversando con ... Chiara Angella

di Gian Paolo Dal Dosso 

Per la rubrica "Conversando con" abbiamo incontrato il soprano pontremolese (ma veronese d'adozione) Chiara Angella. All'attività artistica e didattica affianca anche quella di scrittrice: nei suoi gialli la protagonista è Jessica Palm, cantante ed investigatrice che si trova suo malgrado ad indagare sui delitti commessi nei teatri dove canta. 

Chiara, non male come idea. Quanto c'è di te in Jessica Palm?

Credo ci sia molto, e chi mi conosce me lo conferma dicendomi "... ma Jessica sei tu!!! Mi sembra di vederti, quando leggo le sue storie!". Certo è che con lei condivido la curiosità, l'entusiamo per le nuove scoperte nei vari luoghi del mondo, il piacere di confrontarsi con usi e costumi, soprattutto con le persone e, per ultima ma non per ultima, la grande passione per lo straordinario mondo del teatro e dell'opera.

Hai un ricordo particolare? Quando è entrata la musica nella tua vita?

La musica fa parte della mia vita da sempre: mamma pianista e insegnante di musica alle scuole medie, papà baritono dalla voce meravigliosa, è stata per me una compagna d'infanzia, un'amica nella giovinezza, un'alleata nei momenti difficili e un'ispirazione sempre. Ricordi ne ho molti, ma indimenticabili sono le uscite in bus, organizzate dal negozio di fotografia del mio paese, alla volta di questo o quel teatro, per assistere a spettacoli d'opera, per i quali mi preparavo leggendo le trame e ascoltando le parti più significative. Ero una bambina, e vedere aprirsi quel sipario, dal lussuoso velluto rosso, era per me, un'immergermi in un'altra dimensione, una dimensione dove potevo sognare, immedesimarmi, soffrire, riscattarmi e anche innamorarmi. E poi, il sogno: "da grande vorrei anch'io poter essere là, su quel palco!", e quel sogno, l'ho realizzato.

Ormai sei veronese a tutti gli effetti. La città scaligera è sede di uno dei maggiori festival lirici estivi. Cosa hai provato nel vedere l'Arena con il pubblico praticamente decimato a causa delle stringenti misure di sicurezza?

Sì, Verona è la mia città, l'ho scelta e anche lei credo abbia scelto me. Sono venuta tante volte, con quel famoso bus da Pontremoli, ad assistere a spettacoli realizzati in questa straordinaria Arena, e non posso dimenticare le emozioni che provai, una volta per i moccoletti accesi prima dell'inizio, o per un trionfo dell'Aida (che ho fatto in tempo a vedere con gli elefanti) o per un allestimento da sogno, di quelli che solo l'Arena puo' regalare. Vederla spopolata, mi ha fatto davvero tanto male, perché il teatro e l'opera sono occasioni di crescita, di grande emozione e di riflessione, e non veder reso accessibile tutto questo ai più è stato un po' come vedere negato un diritto fondamentale, il diritto all'arte e ai suoi benefici effetti. L'arte non si può fermare, ne abbiamo bisogno per vivere.

Al di fuori delle recite e dei concerti c'è un momento particolare della giornata in cui ti piace cantare?

Canticchio spesso, mentre faccio le cose di casa o anche quando passeggio con la mia cagnolina, il che talvolta suscita stupore in chi mi incrocia. Uno dei momenti che più volentieri dedico al canto, tuttavia, è durante gli spostamenti in auto con mio marito verso questa o quella destinazione: ce la cantiamo dalla partenza, all'arrivo, e spaziamo in tutti i repertori e in tutte le vocalità: se serve il soprano faccio il soprano, se serve il contralto faccio il contralto. Ma se servisse il tenore, sarei certamente pronta a ricoprire quel ruolo, magari caricandolo di una particolare enfasi o volontà interpretativa.

Stai preparando un nuovo ruolo?

No, non ne sto preparando nessuno ma di nuovo studio sempre romanze che mi attraggono, duetti o arie da camera che amo particolarmente. C'è così tanta musica da esplorare!

Se non avessi fatto la cantante cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Sicuramente avrei voluto lavorare su un palcoscenico e probabilmente avrei fatto l'attrice, uno studio che ho affrontato e che, da sempre, mi ha molto appassionata. Devo dire che però, dopo più di vent'anni di palcoscenico, sento forte in me l' esigenza di trasferire le mie conoscenze e tutto ciò che ho appreso alle nuove generazioni: insegno canto, e con questo intendo che insegno il canto: nella sua tecnica, ma anche nel suo ruolo fondamentale nella società, nel suo potere benefico e salutare, nella sua straordinaria possibilità comunicativa con se stessi e con gli altri; ora come ora, non potrei desiderare niente di meglio.

Come artista lirica tu studi, vivi ed incarni i personaggi; Verdi aveva una straordinaria capacità di scolpirli e dare loro vita. Anche il pubblico melomane vive delle emozioni date dagli artisti. Ricordi un complimento che ti ha particolarmente gratificato?

Ho iniziato a cantare giovanissima e con una voce davvero ragguardevole per una creaturina alta e secca, com'ero allora. Tutti mi dicevano che avevo una bellissima voce e questo mi gratificava, certo, ma non era lì che volevo arrivare. Il complimento più bello fu quello che ricevetti dopo anni di studio, di impegno e di lavoro: "Come canti bene!". Ecco, questo era il complimento che avrei voluto sentirmi dire e che mi fece sentire maggiormente fiera.

Una domanda provocatoria: cosa pensi dei critici musicali?

Penso che la critica sia un diritto. Chi come me fa un lavoro dove ci si espone per regalare emozioni sa che può arrivare oppure no. E' quindi naturale che tutti possano esprimersi a favore o contro. Quello che però non amo della critica è che spesso i critici dimenticano che il loro è un punto di vista e non la verità assoluta: posso non essere piaciuta a te, ma posso essere arrivata a qualcun altro. Esprimi il tuo parere liberamente, ma che resti il tuo parere, non un giudizio senza diritto di replica. La critica la fa l'ascoltatore, non il cantante, ma non deve ergersi a oracolo che tutto sa e tutto può.

Prima di entrare in scena i cantanti, notoriamente, compiono riti scaramantici: dai colpetti di tosse al "MIAEU" passando per gli intramontabili "Dammi la mela, Pippo ..." oppure "Ampelio!" per cercare i suoni in maschera. Qual è il tuo?

Il mio, dopo un po' di logopedia con esercizi di masticazione tipo gnam gnam o gnem gnem, è Yesterday dei Beatles: se il suono mi gira bene in testa, sono pronta!

Tu sei anche insegnante di canto e qui arriva un'altra domanda provocatoria: cosa pensi dei maestri di canto?

Qui il discorso cambia: ritengo che non possa insegnare canto chi non ha cantato ... e bene. Solo chi ha cantato, può avere davvero compreso quel qualcosa che accade in uno strumento che non si può prendere in mano per mostrarne il funzionamento ma che invece è dentro di noi e al quale si può arrivare solo attraverso esempi o descrizioni consapevoli. La cosa che più mi addolora è vedere con quanta superficialità alcuni personaggi si ergano a grandi esperti quando poi, in realtà, non sono neppure in grado di produrre un esempio accettabile o davvero esplicativo. Queste povere corde vocali, sottoposte agli umori di chi oggi dice di fare questo o quello, come se fossero indistruttibili o sostituibili. Consiglio a chi desidera rivolgersi a un maestro di canto, di scegliere con attenzione e di valutare se chi si trova di fronte sia una persona che sa di cosa parla o se invece dirà solo frasi fatte senza saperle motivare o trasferire con competenza.

In quale teatro, o sala da concerto, hai trovato le migliori condizioni acustiche?

In Arena ho provato l'emozione di sentire un'acustica straordinaria, considerate le dimensioni. Poi, sempre a Verona, ho davvero gioito per quella della chiesa di San Fermo inferiore, così rispettosa della mia voce. Ho trovato un'acustica eccellente al Teatro Goldoni di Livorno, dove nel restauro sono stati rispettati i canoni classici per non soffocare il giusto riverbero, e nell' immenso Teatro Massimo di Palermo.

Il pubblico più caloroso che hai incontrato?

Fortunatamente sono sempre stata molto festeggiata dal pubblico, per me è però indimenticabile l'accoglienza che ricevemmo ad Omsk, in Siberia: eravamo io, Piero Giuliacci, Daniela Barcellona e Paata Burchuladze, guidati da uno straordinario maestro Claudio Scimone. Eseguivamo la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, con i complessi artistici della Fondazione Arena di Verona. Ricevemmo 14 minuti di applausi ma fui colpita soprattutto da un'usanza che non avevo mai incontrato: al termine dello spettacolo, molte persone si misero in fila sotto al palco dove, ordinate ed emozionate, donarono un piccolo oggetto all'artista o agli artisti preferiti. Un riconoscimento per l'emozione ricevuta. Conservo ancora tutti quegli oggettini in legno decorato, ricordo della felicità di aver donato emozioni.

Sei sposata con un cantante (il baritono Silvio Zanon): come si conciliano la vita e il palcoscenico?

Per molti anni ci siamo inseguiti: se lui cantava a Berlino io cercavo di raggiungerlo, se io ero impegnata in Francia lo stesso faceva lui e così via. Ci siamo raggiunti in tanti luoghi e abbiamo approfittato di ogni momento libero per stare insieme. Ricordo una volta in cui Silvio mi aveva raggiunta a Sassari, dov'ero impegnata con Pagliacci di Leoncavallo, quando ricevette una telefonata che lo richiamava a Berlino a causa dell'indisposizione del baritono con cui si alternava nel ruolo di Carlo Worms in Germania di Franchetti. Silvio, in maniche corte come si confaceva all'autunno sardo, salì sul primo aereo e raggiunse la capitale tedesca dove però la temperatura era di due gradi sotto lo zero. Quando si canta bisogna essere sempre pronti a ogni sorpresa. Comunque fra me e Silvio c'è sempre stata e c'è ancora una profonda condivisione e questo ci ha sempre fatto essere una squadra salda e appagata.

Ultima domanda provocatoria: cosa rispondi a chi ti chiede qual è il tuo mestiere "vero"?

Questa e' davvero provocatoria! (ride) ... Il fatto che non sia riconosciuto come un lavoro "vero" ancora un po' mi offende, tuttavia cerco di far capire quanto il mestiere del cantante sia un lavoro a tutti gli effetti, fatto di sacrifici, di impegno, di studio, di investimento economico, di cadute e di risalite. Soprattutto la vocazione a divulgare la bellezza non è un caso ma una conquista che segna la vita.