Conversando con ... Angelo Manzotti

di Gian Paolo Dal Dosso 

Per la rubrica "Conversando con..." abbiamo incontrato il sopranista mantovano Angelo Manzotti. Il suo non è un registro di falsetto bensì il risultato sonoro di una tecnica speciale da lui sviluppata facendo vibrare solo la porzione anteriore delle corde vocali, in modo da ottenere un timbro vocale simile a quello femminile. Nel 1992 ha vinto il Luciano Pavarotti International Competition di Philadelphia e una sua incisione, Arie di Farinelli (Bongiovanni, 1995) è stata premiata con il Timbre de Platine dell'Opéra International. 

Angelo, la tua voce è costruita su una tecnica particolare e personalizzata che ti consente di affrontare l'affascinante e pirotecnico repertorio dei castrati. Sei mantovano, figlio di una terra di melomani capaci un tempo di percorrere in bicicletta decine di chilometri per assistere alle rappresentazioni liriche. Hai dovuto superare i pregiudizi di chi sostiene la lirica fatta di voci "autentiche"?

pregiudizi me li sono trascinati dietro per anni. Vivendo in un piccolo paesello i primi sono stati i pregiudizi di "genere" che si sono ridotti solo dopo aver visto che un mantovano aveva vinto il premio Pavarotti nel '92. Successivamente i pregiudizi non sono nati tanto dal confronto con le "voci autentiche" come scrivi tu. La mia voce come colore e pienezza rasentava quelle dei soprani lirici o dei mezzosoprani. Molto peggio il settore barocco nel quale molto andavano le voci fisse. Io ho sempre cantato alla maniera italiana (non con il vibratone ovviamente), con uso della maschera e degli armonici e tanti esperti di barocco mi contestavano questo. Dopo il mio primo cd qualcuno non credeva nemmeno all'estensione della voce e pensava che i miei acuti fossero artefatti in studio.....Insomma: difficoltà non ne sono mancate.

Hai un ricordo particolare? Quando è entrata la musica nella tua vita?

La Musica entra nella mia vita da molto piccolo, quando a scuola facevano cantare altri e si facevano pochi ascolti. Così, scoprendo per caso l'opera (che all'epoca ascoltai per ridere sapendo che quei cantanti strillavano) diversamente da quanto pensavo, è stata una folgorazione. Tra gli 11/12 anni è nato il tutto. Un 45 giri EMI con scena della pazzia dalla Lucia donizettiana fatta dalla Callas (neppure sapevo ci fosse) Ne ho fatto l'imitazione e i mi bemolli sopracuti si sprecavano: per me era facilissimo cantare con quella vocalità. E così è iniziata la scoperta del canto e dell'opera...e non mi ha più lasciato.

Purtroppo a causa della pandemia in atto che ha decretato la chiusura dei teatri e delle sale da concerto, l'attività di cantanti e musicisti ha subìto per la seconda volta una battuta d'arresto. Durante l'estate la fondazione Arena di Verona è riuscita ad organizzare un minifestival con pubblico contingentato; cosa hai provato nel vedere gli storici 15.000 spettatori ridotti a 1.500 a causa delle stringenti misure di sicurezza?

La situazione dell'Arena è stata drammatica come per tutti i teatri d'opera. Orribile vederla quasi vuota e priva della magnificenza che gli spettacoli areniani hanno sempre portato avanti dal 1913. Io sono molto vicino a Verona e lì ho potuto godere dei miei primi grandi spettacoli d'opera. Ancora piccolo infatti chiesi come premio per la promozione di poter assistere alla prima di Aida: era il 16 luglio 1972 e i miei che non amavano la lirica mi scaricarono lì davanti da solo). La marea di pubblico, il fascino di quella immensità, lo spettacolo a dir poco fastoso: io non riuscii a dormire per tutta la notte. Questa era l'Arena che ho vissuto sin da piccolo e questa è l'Arena che vorrei rivedere (magari con dei cast come allora, quando il fior fiore della lirica era presenza costante in Arena).

Al di fuori delle recite e dei concerti c'è un momento particolare della giornata in cui ti piace cantare?

Solitamente il pomeriggio lo preferisco, ma se ho cose da studiare anche al mattino canto o accenno, anche se il mattino è faticoso per le voci acute e non sempre è piacevole cantare; i così detti concerti aperitivo erano sempre un trauma: sveglia alle 5 per muovere la voce...

Hai novità musicali in vista? Cosa bolle in pentola?

Dopo lo spettacolo su Orlando Furioso con la musica di Vivaldi ho in programma un nuovo spettacolo in prima assoluta; è un mix tra musica e prosa dedicato a Vivaldi e ad Anna Girò sua cantante prediletta ed amante ("l'Annina del Prete rosso") che faremo al Teatro Bibiena di Mantova...ma dato il nuovo problema covid dal 19 dicembre slitterà a fine febbraio. Per l'estate invece faremo in forma scenica L'Orfeo di Monteverdi nel bellissimo Cortile d'onore di Palazzo Te sempre a Mantova. Dico "faremo" poiché penso all'Associazione L'Orfeo e a tutti i membri di questa che saranno coinvolti nello spettacolo del quale sarò anche regista (ormai da qualche anno mi dedico anche alla regia).

Se non avessi fatto il cantante cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Avrei continuato a fare ciò che facevo e che amavo: ero un capo sala ospedaliero e la lunga esperienza di lavoro in ospedale e in Croce Rossa come insegnante erano per me un lavoro bellissimo che mi ha dato tanto. Quindi avrei semplicemente proseguito col mio lavoro.

Come cantante tu studi, vivi ed incarni i personaggi; nel favoloso mondo barocco di Vivaldi e Haendel, ma anche in quello posteriore del primo Rossini il pubblico viveva di forti emozioni date dai loro beniamini vocali. Fiati lunghi, agilità, virtuosismi incredibili facevano letteralmente impazzire l'uditorio; nella tua carriera ricordi un complimento che ti ha particolarmente gratificato?

I complimenti sono stati molti e fatti dalle persone più disparate: tutti gratificano e tutti si portano nel cuore. Tra questi i complimenti, a metà di un concerto a Milano, da parte di Giulietta Simionato che mi disse che facevo un Rossini migliore del suo e che è stata gentilissima. Ma ricordo pure la Verrett che vidi in fondo alla sala da concerto (mi avevano detto che non sarebbe venuta) in piedi per tutto il tempo e che rimase a cena e mi disse parole bellissime... Tanti sono i ricordi che mi porto dietro e non solo di queste persone famose. Tanti aneddoti e complimenti che mi hanno dato gioia e mi hanno permesso di conoscere anche persone bellissime.

Qual' è la tua estensione vocale?

Dopo 31 anni l'estensione è un po' cambiata. Fino a pochi anni fa con la voce sopranile potevo spingermi fino ai re sopracuti. Ora sono più un mezzo e vado al si naturale, a volte al do 5. Circa la zona grave, andando in petto non ho problemi di sorta: son pur sempre un uomo e, cosa buffa, insegnando e facendo esempi tocco tranquillamente il fa grave del basso... quindi ...

Una domanda provocatoria: cosa pensi dei critici musicali?

No comment... ahahahah! Penso che forse non sempre esiste una capacità di esprimere giudizi obiettivi. Celletti, poco amato e spesso molto pungente, diceva cose critiche a volte terribili, però io l'ho sempre sentito anche dare le dritte su come risolvere tecnicamente errori e problematiche. Altri giudicano molto secondo i loro gusti personali e non sempre i loro pareri sono condivisibili. Vedo ogni tanto i pareri e le critiche mosse da Stinchelli: almeno lui conosce la tecnica e mostra saggezza e cultura... ma questo non è da tutti.

Prima di entrare in scena i cantanti, notoriamente, compiono riti scaramantici: dai colpetti di tosse al "MIAEU" passando per gli intramontabili "Dammi la mela, Pippo ..." oppure "Ampelio!" per cercare i suoni in maschera. Qual è il tuo?

Suoni a bocca chiusa per riscaldamento e poi piccoli vocalizzi senza strafare. Quando sento che i suoni sono a posto posso iniziare a cantare senza problema. Al massimo faccio frasi in agilità se poi in concerto devo fare volate di vario genere: mi affido a una frase Rossiniana e la ripeto salendo di messo tono alla volta e muovo così l'agilità, ma senza ammazzarmi prima di un concerto.

Altra domanda provocatoria: cosa pensi dei maestri di canto?

Stessa cosa come per i critici. Se trovi quello bravo che conosce la tecnica e ti aiuta nell'impostazione sei fortunato... e la fortuna non capita sempre.

In quale teatro, o sala da concerto, hai trovato le migliori condizioni acustiche?

Il massimo per me è stata la Concertgebow di Amsterdam. Una piazza d'armi che non conoscevo; quando si sono aperte le porte e ho visto l'immensità del luogo mi sono spaventato, ma poi... un'acustica straordinaria che avrebbe permesso di cantare per ore in quel luogo. Per me rimane sempre il luogo migliore nel quale ho cantato.

Il pubblico più caloroso che hai incontrato?

Vedi sopra: quello Olandese. Al Concertgebow ho avuto la mia prima standing ovation e in Olanda questo è sempre accaduto. Il calore che mi hanno dato è per me un ricordo unico.

Ultima domanda provocatoria: cosa rispondi a chi ti chiede qual è il tuo mestiere "vero"?

Per fortuna non me lo hanno mai chiesto e comunque ora ne posso elencare alcuni: cantante, regista, insegnante di canto (in una Accademia privata visto che nei conservatori non ho mai avuto spazio).